LA SINCERITA’

vecchio1Essere sinceri significa essenzialmente esserlo con sé stessi. L’uomo crede che per essere sincero gli basti volerlo, ma tale convinzione deriva da una mancanza di conoscenza di sè e, molto spesso, da una incostanza che non gli permette di mantenere fede ai propri sinceri propositi. Quindi non si parla più solo di sincerità ma anche di costanza che in fondo sono la stessa cosa, perché, l’uomo che non è costante, non è sincero, in quanto nutre continuamente dei pensieri che giustificano la propria attitudine a riaffermare il piacere in luogo della Verità. La sincerità, infatti, è il risultato finale di un grande lavoro svolto da un uomo interessato ad intraprendere il cammino della conoscenza di sé.

“La Volpe e l’uva” di Fedro ci mostra come sincerità e costanza siano due aspetti della stessa medaglia. La volpe sta camminando e quando, per un caso fortuito, le viene in mente per una volta di guardare in alto, vede dell’uva bellissima che pende e rimane incantata con l’acquolina in bocca. Quell’uva rappresenta il frutto di un lavoro di conoscenza di sé che non si può avere senza dare in cambio la propria arroganza e quindi, per poterla addentare, serve uno sforzo. Così la Volpe fa un salto per cogliere l’uva ma non ci riesce perché lo sforzo non è sufficiente; prova ancora e ancora ma niente… E’ chiaro che la vita le sta chiedendo un salto maggiore e comunque le chiede pazienza, costanza e allenamento, oppure la ricerca di una soluzione creativa come quella di costruire una scala che le permetta di salire a un livello superiore in cui sia possibile cogliere il frutto. Ci riuscirà la volpe? No, ci riuscirà solo se dice la verità, cioè: “il mio salto non è sufficiente e quindi ne farò uno maggiore”. In questo caso la Volpe sarebbe sincera e costante.

Come sappiamo, però, nella fiaba di Fedro la Volpe, frustrata dalla propria incapacità, mente a sé stessa asserendo che l’uva è acerba. Dal comportamento della Volpe apprendiamo come non possa esistere costanza senza sincerità e sincerità senza costanza.

Anche Gurdjieff in un certo senso ci parla del grappolo d’uva, cioè della nostra possibilità di evolverci, e dice: “Le possibilità dell’uomo sono immense. Non potete neppure farvi un’idea di ciò che un uomo è capace di raggiungere, ma nel sonno non si può raggiungere nulla. Nella coscienza di un uomo addormentato le sue illusioni, i suoi sogni si mescolano alla realtà. L’uomo vive in un mondo soggettivo al quale gli è impossibile sfuggire. Ecco perché non può mai fare uso di tutte le possibilità, dei poteri che possiede e vive sempre e soltanto in una piccola parte di se stesso.

E’ già stato detto che lo studio di se e l’osservazione di se, se condotti in modo corretto, portano l’uomo a rendersi conto che vi è qualcosa di sbagliato nella sua macchina, nel modo in cui funziona nelle condizioni ordinarie. Egli capisce che proprio perché è addormentato vive e lavora solo in una piccola parte di se; capisce che per la stessa ragione la maggior parte delle sue possibilità restano irrealizzate e la maggior parte dei suoi poteri non utilizzati.

Egli sente di non vivere nella vita tutto ciò che essa potrebbe dargli e che la sua incapacità dipende da certi difetti funzionali della sua macchina, del suo apparecchio ricevente… L’osservazione di sé induce l’uomo a riconoscere la necessità di cambiare. Praticandola egli si rende conto che il solo fatto di osservare se stesso produce certi cambiamenti nei suoi processi interiori. Comincia a capire che l’osservazione di sé è per lui un mezzo per cambiare, uno strumento di risveglio. Osservando se stesso egli proietta in qualche modo un raggio di luce nei suoi processi interiori che fino ad allora si erano effettuati in un’oscurità pressoché totale. E sotto l’influenza di questa luce tali processi incominciano a cambiare… Al posto dell’uomo che credeva di essere ne vedrà un altro del tutto diverso”.

La sincerità comincia infatti quando l’uomo inizia a vedere se stesso come qualcosa di molto diverso da ciò che credeva di essere.

“…Al posto dell’uomo che credeva di essere ne vedrà un altro del tutto diverso, quell’altro è lui stesso e nello stesso tempo non è lui stesso. E’ lui come gli altri lo conoscono, come lui si immagina o come appare nelle sue azioni e nelle sue parole, però non è lui così come realmente è, perché egli stesso sa che vi è un gran parte di realtà, di invenzione, di artificio in quest’uomo che gli altri conoscono, che lui stesso conosce. Dovete imparare a separare il reale dall’immaginario e per cominciare l’osservazione di se e lo studio di se è indispensabile imparare a dividersi.”

In pratica si tratta di riconoscere che in noi c’è una divisione e finché l’uomo si attribuisce una unità che non ha si attribuirà anche una sincerità che non ha e il lavoro su di sé non ha inizio.

“L’uomo deve rendersi conto che in realtà è composto da due uomini.

Uno è l’uomo che egli chiama io e che gli atri chiamano, X, l’altro è il vero lui, il vero io che appare nella sua vita per istanti brevissimi. Finché un uomo considera se stesso come una sola persona, resterà sempre così com’è. Il suo lavoro interiore inizia nel momento in cui egli incomincia a provare in se stesso la presenza di due uomini”.

Questa è la prima cosa della quale un uomo può rendersi conto; non appena incomincia a pensare correttamente vede che è interamente in potere del suo X, la maschera, e capisce che l’unica cosa che conta è togliersi la maschera.

Possiamo dire che l’uomo è paragonabile ad una perla che cade nel fango, e restandovi a lungo ne viene totalmente ricoperta arrivando a riconoscersi non più come perla ma come fango. A un certo punto però, movendosi, accade, o per caso, o per misericordia divina, che di questo fango un pezzettino si scalfisca e così si intraveda un pezzetto di perla. E’ in quell’attimo che la perla si riconosce e non ha più pace finché non ripulisce tutto il fango. Il lavoro su di se è dare soddisfazione alla perla, non al fango, la personalità è un servitore non un padrone.

“… tutta la questione sta nell’essere sincero con se stesso e questo è tutt’altro che facile. Gli uomini non comprendono che la sincerità deve essere imparata e si immaginano che l’essere sinceri o non sinceri dipenda dal loro desiderio o dalla loro decisione, ma come può un uomo essere sincero verso se stesso quando quest’uomo sinceramente non vede ciò che dovrebbe vedere in se stesso?”.

L’uomo mente sinceramente, ed è per questo che è tanto difficile per lui risvegliarsi alla propria essenza e raggiungere la pace e l’armonia con sé stesso e nei rapporti con gli altri. Fortunatamente, però, l’intera umanità, già da un po’ di tempo sta vivendo un momento molto particolare; qualcuno lo chiama salto quantico, altri Apocalisse e altri passaggio tra i mondi; ne parlano le sacre scritture e gli insegnamenti antichi e moderni (fisica quantistica) ma ciò che è certo è che questo processo ci porterà a vivere in modo nuovo, più consapevole, più illuminato, più felice. Questo passaggio però può essere sia indolore che dolorosissimo a seconda di quanto accettiamo ciò che ci accade o di quanto invece resistiamo, poiché proprio ora, in questo momento, come ognuno di noi potrà facilmente verificare nella propria vita, tutto viene a galla. Ciò che abbiamo rifiutato o non accettato in passato, tutte le nostre relazioni malate, ora ci chiedono di essere guarite.

Tutto questo ci spinge così ad una sempre maggiore sincerità con noi stessi perché ogni volta che mettiamo la testa sotto la sabbia per non vedere saremo comunque sollecitati a sollevarla e a prenderci la responsabilità totale della nostra vita.

E’ ora per l’uomo di smettere di nascondersi.

La sincerità è non avere niente da nascondere.

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